Categorie
Mostre

CuneoVualà 2026: il mio carnet su ChialvaMenta in mostra a «La Fabbrica in tasca»

Cinque generazioni, un profumo: dieci pagine tra i campi di menta di Pancalieri

La 14ª edizione di CuneoVualà, la rassegna sul carnet de voyage ideata e curata da Ivana Mulatero, quest’anno entra in fabbrica. Il tema è «La Fabbrica in tasca – Il taccuino di viaggio nel mondo del lavoro» e cade nel centoventesimo anniversario dello stabilimento Michelin di Cuneo, nell’ambito dell’International Network of Michelin Cities 2026. Ai carnettisti è stato chiesto di mettersi davanti alla «cosa vista» e disegnare il lavoro mentre accade. Gli autori in mostra sono oltre settanta, tra singoli e gruppi, e i loro carnet vanno dai laboratori artigianali alle linee robotizzate.

Quando e dove

Inaugurazione: domenica 4 ottobre 2026, ore 17:00
Periodo espositivo: dal 4 ottobre al 15 novembre 2026
Dove: Fondazione Peano, Corso Francia 47, Cuneo (Sala Ipogea e Sala Soprana)
Orari di apertura: da giovedì a domenica, 15:30–18:30
Ingresso: libero
A cura di: Ivana Mulatero

Il mio carnet: ChialvaMenta

Io ho portato un posto dove il lavoro si annuncia con l’odore prima che con la forma: Casa ChialvaMenta, a Pancalieri. Il carnet si intitola Cinque generazioni, un profumo. Ha dieci pagine, si sfoglia, è stato realizzato ad agosto 2026 ad acquerello e inchiostro. Racconta una famiglia che coltiva e distilla la menta piperita e le persone che ne hanno tessuto la storia, una generazione dopo l’altra: nel 1865 Agostino Chialva avvia la coltivazione, nel 1926 nasce la distilleria, che nel 2026 compie cento anni.

Si parte dal naso. La prima pagina si intitola «L’odore che arriva prima della vista», e a margine ho scritto la frase con cui Sara Chialva mi ha spiegato come si sente il profumo dei campi: «Dipende da come gira il vento, come con Mary Poppins. Un sentore, un settore, una casa.» Poi si scende sotto terra, tra rizomi e stoloni della Mentha × piperita nm. rubescens, con quello che Honoré Carles scrisse di Pancalieri nel 1910: «Nessuna contrada al mondo poteva colmare migliori condizioni per la coltura della menta». Seguono i lavoratori chini a piantare a mano, ripresi da una fotografia d’archivio, e Nicolao Chialva, che nei primi anni Sessanta inventa la prima agevolatrice semi-meccanica. In distilleria c’è il vaso fiorentino, dove l’olio essenziale si separa dall’acqua per differenza di peso specifico, senza trucchi e senza additivi. Chiudono Villa Giacosa con i suoi custodi e un bicchiere di acqua e menta.

Sul fondo ho lasciato lavorare l’acqua: un nastro verde-azzurro attraversa la copertina insieme alla mappa di Pancalieri, e una piccola foglia di menta ritorna accanto ai titoli, come una firma. È il metodo che uso nei carnet de voyage: schizzi veloci e colore per cogliere l’attimo, qualche parola annotata in fretta.

La mostra

Nella collettiva ci sono anche Laura Spianelli, Walter Tesio e Antonio Mascia, che hanno disegnato tre taccuini dentro gli stabilimenti Michelin di Cuneo, Alessandria e Torino. Nella Sala Soprana c’è la personale di Salvatore Santuccio, Sguardi su (altri) mondi. Il carnet va letto con calma, una pagina per volta.

Categorie
Eventi

Merenda Artistica da Vivi gli Animali Onlus

Rebecca e Terry, dalla visita al foglio

Domenica 27 settembre ho passato una giornata intera tra fogli e animali, e mi sono divertita moltissimo. Il Rifugio Vivi gli Animali di Collegno ci ha aperto i cancelli: prima il giro tra i recinti con i volontari, poi i tavoli, l’acquerello e tanta acqua. Alla fine sui fogli c’erano Rebecca, una mucca, e Terry, una capretta, e sul tavolo c’era una bella confusione di colore.

Quando e dove

Quando: domenica 27 settembre 2026
Dove: Rifugio Vivi gli Animali ODV, Via Possasso 63, Collegno (TO)
Organizzatore: Vivi gli Animali ODV{target=”_blank”}
Docente: Ester Liquori
Materiale: carta 100% cotone, acquerello, pennarelli, tracce già disegnate

Il rifugio: cos’è e perché esiste

Vivi gli Animali è un santuario nato nel 2010, con sede a Collegno. Accoglie animali che di solito non hanno scampo, quelli definiti “da reddito”: mucche, maiali, capre, pecore, cavalli. Sottratti al macello, trovano qui cure, sicurezza e spazio per vivere liberi. Il rifugio esiste per dare loro una seconda possibilità e per far vedere a chi viene a trovarli che ognuno di questi animali è qualcuno, con una storia, e non una cosa da usare.

Va avanti grazie ai volontari e alle volontarie, alle donazioni, alle adozioni a distanza e agli eventi benefit come questo. Apre anche le porte a scuole, famiglie e studenti, con visite e attività educative. Per me, che negli animali cerco un campo di indagine sull’espressività, un posto così è prezioso: li si guarda da vicino, nel loro spazio. Il workshop era a sostegno delle attività del rifugio.

Cosa abbiamo dipinto

Ho condotto il workshop come docente e ho scelto di far dipingere da foto, dopo la visita al rifugio. Chi ha camminato tra gli animali poco prima porta con sé qualcosa che la fotografia non ha: dov’era la luce, come stava ferma una zampa, quanto era grande davvero un muso. Quel ricordo finisce nel foglio senza che nessuno debba cercarlo.

Una mucca e una capretta chiedono approcci diversi. Rebecca è una massa grande da costruire con pochi passaggi d’acqua, con un colore che deve restare vivo. Terry è più piccola e il lavoro sta nei dettagli di muso e orecchie.

L’acquerello e la libertà

L’acquerello assomiglia a ciò che il rifugio offre a questi animali: lo spazio di muoversi senza una forma imposta. L’acqua va dove vuole, il colore la segue, e dove si incontrano nascono macchie, pozze e bordi morbidi che nessuno aveva previsto. Si può guidare, mai trattenere del tutto. Lasciare che sia l’acqua a decidere è il mio modo di lavorare, e davanti a Rebecca e a Terry mi è sembrato il più onesto.

Le emozioni, sul foglio, spuntano come un filo d’erba in un prato: non si decidono, si accolgono, e poi si lascia che crescano. Una macchia nata per caso diventa il pelo, l’ombra sotto il muso, il bianco che resta.

Abbiamo lavorato con una tecnica mista: acquerello su carta di cotone al 100% e pennarelli per il segno. Le tracce erano già disegnate, così chi non dipinge abitualmente poteva partire dal colore. Sul cotone l’acqua resta in superficie più a lungo e dà il tempo di vedere dove va.

Una giornata a più mani

Ai tavoli sedevano adulti e bambini, ciascuno con il proprio foglio. Stesso soggetto, stessa carta, e due fogli non sono mai usciti uguali: è la cosa che preferisco di un workshop in cui tutti partono dalla stessa traccia.

Nel programma c’era anche una merenda, tutta vegana, preparata da La colazione di Sara: mini muffin, biscotti, focaccia e tisane fredde. Una pausa utile anche ai fogli, che nel frattempo asciugavano.

Il tempo passato lì ha avuto un senso in più: dipingere un animale conosciuto da vicino, anche solo per una giornata, cambia il modo di guardare quelli che si incontrano dopo. Nel rifugio vivono molti altri animali e le loro storie si trovano sul sito di Vivi gli Animali.

Se ti interessa il lavoro che faccio sugli animali, trovi gli acquerelli di animali nel portfolio e il mio percorso alla pagina L’Artista.